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STORIE DI CHI HA RICEVUTO.



La storia di Marco Luppi, 38 anni, collaboratore alla ricerca a contratto nel campo della neurofisiologia.
(Autore: Avis regionale Emilia-Romagna)


Hai avuto una brutta avventura che ha richiesto oltre 100 trasfusioni di sangue. Ci racconti cosa è successo?

Essendo molto appassionato di montagna, all’età di 20 anni iniziai a frequentarla regolarmente con un gruppo di amici, con cui avevo iniziato ad imparare le tecniche di arrampicata e alpinismo. Il 23 Aprile 1994, avevo 21 anni, mi stavo allenando all’arrampicata alla Rocca di Badolo, località molto conosciuta a tutti gli appassionati di montagna bolognesi in quanto offre una vera e propria “palestra” per esercitarsi, su pareti naturali ma opportunamente attrezzate, alle tecniche di alpinismo. Quel giorno però qualcosa non ha funzionato nel sistema di sicurezza (corde e moschettoni) e sono precipitato da un’altezza di circa 20 metri, finendo dritto sul sentiero che percorre tutta la base della parete che stavo arrampicando. Risultato: frattura multipla del bacino, emorragia interna, escoriazioni varie. Sono rimasto ricoverato all’Ospedale Maggiore di Bologna per 9 mesi, fino al 27 Gennaio 1995.
Per fortuna è andato tutto bene, come va la tua vita adesso?
Adesso va molto bene. Godo di ottima salute e trascorro una vita del tutto normale. Convivo con una splendida compagna e ci amiamo profondamente. Certo alcuni “ricordi” il mio corpo li ha conservati; per esempio, quando
cammino zoppico un po’, non riesco a correre se non per pochi passi, ho un dolore cronico all’anca di destra che presenta anche mobilità ridotta. Tutto ciò però non è sufficiente a limitare le mansioni normali (e non) della vita di tutti i giorni; io guido senza alcun ausilio speciale, vado in bicicletta, lavoro, pratico da 7 anni e con ottimi risultati il Taijiquan stile Chen (un’arte marziale cinese, di cui sono anche istruttore qualificato), suono percussioni africane.
Ti ricordi cosa hai pensato quando hai saputo di aver ricevuto il sangue di così tante persone?
Ovviamente un senso di profondissima gratitudine.
La donazione di sangue è un gesto che molti donatori compiono naturalmente, senza quasi rendersi conto della grande importanza che ha. C'è qualcosa che vorresti dire loro?
No. Almeno non direttamente. Perché io credo che chi ha deciso di donare il sangue abbia già deciso di fare la cosa più giusta, prima di tutto nei confronti di se stessi. Io non credo che qualcuno doni il suo sangue “soltanto” per la gratitudine dei riceventi, credo invece che prima di tutto la gratitudine del donatore venga da dentro di sé, sapendo perfettamente di aver fatto una cosa utilissima che, tutto sommato, non richiede nessuno sforzo, nemmeno economico. Credo invece che sia importante mostrare, anche pubblicamente, che il loro gesto serve davvero ed è fondamentale per tante persone. Per questo, l’unica cosa che mi sento di dire è un profondo e sincero GRAZIE…ma non serve altro.
C'è qualcosa che, a tuo parere, noi di Avis dovremmo fare per vedere crescere il numero di donatori?
E’ certamente importante mantenere alta l’attenzione sull’importanza della donazione del sangue, occorre “rinfrescare” spesso il concetto utilizzando tutti i mezzi di comunicazione. Ma credo lo facciate già ottimamente.

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