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VIII Concorso Giornalistico "Carlo Carli"
L’11 maggio scorso si é svolto, presso l’auditorium del Liceo della comunicazione “Immacolata” di Cesena la cerimonia di premiazione dell' VIII Concorso giornalistico “Carlo Carli”, già giornalista e Consigliere dell’Avis di Cesena. Insieme all’Avis di Cesena hanno collaborato le aziende: Banca BCC di Gatteo, Wellness Foundation di Technogym, Sorma, Netpack, Gruppo Sistema e Libreria Bettini di Cesena con le redazioni giornalistiche di “La Voce”, “Corriere Romagna”, “Corriere Cesenate” e “Il Resto del Carlino”. Pubblichiamo l’elaborato vincitore per la sezione giornalistica e poesia e l’elaborato vincitore per la sezione grafica, fotografica e video.
Sezione giornalistica
Un Angelo custode
di Caterina Gianni
Liceo Scientifico "A. Righi" - Cesena - classe 3a Af
Come ogni mattina stava per iniziare una giornata noiosa, la mia vita era una vita noiosa: la scuola, i compagni stupidi, professori assenti, sempre avvolto da una caotica marmaglia di gente. Tuttavia, ogni mattina avevo un motivo per alzarmi dal letto e mettere il naso fuori di casa e quella mattina era una persona. lo e Giulia prendevamo lo stesso autobus per raggiungere ognuno la propria scuola: quel motivo era proprio lei. Non ci conoscevamo molto, non ci eravamo quasi mai parlati, anzi, penso di non essere mai riuscito a dirle più di cinque parole in fila e di senso compiuto. Di lei sapevo davvero poco, se non che si chiamava Giulia, aveva la mia stessa età ed abitava non lontano da casa mia. Purtroppo, nemmeno la mia incredibile curiosità era riuscita a farmi sbloccare davanti a lei. Strano che una ragazza come lei, minuta e totalmente invisibile agli occhi degli altri, potesse avere un effetto talmente devastante su di me. Così tutte le mattine sull'autobus, cercando di sembrare indifferente, la osservavo, cercavo di capirla, di conoscerla analizzando i suoi movimenti, le sue espressioni.
Sembrava una ragazza timida e riservata, che cercava sempre di nascondersi dietro ai suoi capelli lunghi, mossi, color cioccolato. Tuttavia, nonostante i suoi tentativi di nascondersi, i suoi occhi verdi non mi erano sfuggiti ed avevano suscitato in me non poca curiosità.
Emanavano una grande dolcezza, così come la sua pelle chiarissima, ma la luce in essi era fioca, debole, quasi troppo stanca per poter brillare nel modo in cui forse aveva fatto in passato. Insomma, per me era bellissima, soprattutto mentre sfogliava qualche quaderno di appunti sull'autobus con le sue lunghe dita sottili. Naturalmente sapevo che lei non avrebbe mai potuto avere il minimo interesse per uno scansafatiche come me, ma il fatto che ogni mattina mi salutasse timidamente, mentre io riuscivo appena a balbettare qualcosa di simile ad un saluto, mi faceva sperare che forse qualche possibilità, seppur remota, poteva esserci.
Trascorsi i brevi quindici minuti di felicità che mi erano concessi sull'autobus, la mia giornata
tornava ad essere grigia come al solito, e non c'era altra cosa che non si chiamasse Giulia che l'avrebbe potuta rischiarare. All'uscita dalla scuola speravo sempre di poterla incontrare alla fermata dell'autobus, ma lei non c'era mai, chissà dove andava. Qualche volta mi era parso di vederla in mezzo alla folla di studenti vocianti all'ora di uscita dalle scuole, ma aveva sempre la capacità di sfuggire in maniera sorprendente dal mio sguardo, senza che io potessi rintracciarla. Ritornato a casa da scuola trascorrevo le mie giornate nella solitudine tra i libri ed i miei pensieri, senza che questo incrementasse, però, il mio rendimento scolastico in modo significativo. Non ero di certo uno di quei "bamboccioni" che rimangono incantati davanti a TV, playstation o computer anche a diciassette anni, e nemmeno avevo tanti amici con cui trascorrere del tempo. Stare solo non mi dispiaceva, era l'unico modo che avevo per riuscire ad ascoltare i miei pensieri durante la giornata, visto che continuamente le persone mi dicevano cosa dire e per di più cosa pensare. Questo mio modo di vivere aveva però preoccupato i miei genitori che, come ogni genitore che ama i propri figli, naturalmente desideravano il meglio per me. Avevano notato il senso di insoddisfazione che mi pervadeva e ogni giorno mi proponevano qualcosa di nuovo da fare per potermi vedere felice. Ovviamente la mia risposta era negativa ad ogni loro proposta; vivevo in modo passivo, border-line, senza reagire ad alcuno stimolo esterno, lasciando che le cose ed i fatti mi oltrepassassero. Ciò che era strano era il fatto che in fondo ero consapevole di essere un mollusco chiuso nel suo guscio e non riuscivo a trovare il modo di essere interessato alla vita, ma una cosa la sapevo: dovevo uscire dal tunnel ad ogni costo. Finalmente, un giorno arrivò l'occasione per cambiare. Mio padre, che da quanto sapevo era stato donatore di sangue fin da giovane, un giorno decise di portarmi con sé, pensando che forse mi sarebbe potuto interessare. Inizialmente ero un po' scettico al riguardo; gli chiesi pure se in cambio del sangue venivo pagato! Era evidente che avevo ancora molto da imparare, e così alla fine decisi di andare con lui al Centro donazioni. Quando arrivammo rimasi sorpreso: ciò che mi ero immaginato era totalmente diverso, l'atmosfera era diversa. I volti delle persone erano sereni, felici di donare il loro sangue, anche se magari faceva un po' male o era stancante. Non riuscivo a capire tutto quel loro entusiasmo. Tuttavia, visto che non avevo altro da fare decisi di provare, e così feci le varie analisi e scoprii che il mio sangue apparteneva al gruppo O Rh negativo, ma alla fine decisi di non donarne neanche una goccia. Stavamo per andare via quando mi sembrò di vedere un volto noto. Era Giulia! Proprio lei, ne ero certo, i suoi tratti erano inconfondibili. Era appena uscita da un ambulatorio e si stava preparando ad una trasfusione. Ora si che si spiegava, la sua carnagione così pallida e quella luce nello sguardo così debole: era malata di leucemia. Mentre la guardavo lei volse lo sguardo verso di me e vidi sul suo volto l'accenno di un debole rossore. Ecco cosa nascondeva, ecco perché era così sfuggente: evitava di avere relazioni perché non voleva essere trattata diversamente a causa della sua malattia. Trovai la forza di andare da lei, volevo parlarle, dirle ogni cosa che provavo, ma in quel momento lei si alzò per andare via. La seguii nel lungo corridoio e tutto accadde in un lampo. Lei cadde a terra priva di sensi e subito gli infermieri accorsero in suo aiuto. Era grave e necessitava subito di una trasfusione. lo ero totalmente nel panico, avrei voluto fare qualcosa, dovevo fare qualcosa. Venne da me l'infermiera che mi aveva fatto il prelievo per le analisi e mi disse che Giulia aveva il mio stesso gruppo sanguigno, un gruppo abbastanza raro, ed era necessario il mio sangue per salvarla. Accettai senza esitazioni, non avevamo tempo da perdere, dovevo salvarla ed avrei fatto qualunque cosa. Mentre sentivo il sangue fluire fuori dalle mie vene mi sembrò di essere liberato da tutto quel grigiore che mi aveva oppresso fino a quel momento. Mi sentivo una persona nuova, colma di una nuova energia, mentre in teoria mi sarei dovuto sentire più debole. Sapere che potevo salvarle la vita mi aveva risvegliato dal coma in cui stavo vivendo. Ero diventato il suo angelo custode e da quel momento non l'avrei più abbandonata. Rimasi con lei finché non riaprì gli occhi e dal suo sguardo mi fece capire che ora eravamo legati per sempre. Il sangue che avevo donato, l'amore che le avevo dato l'avevano salvata e così facendo lei mi aveva salvato insegnandomi di nuovo a volare.
Sezione grafica, fotografica e video
Il sangue muove da solo la ruota della storia
di Giada Pagliarani
Liceo Scientifico "A. Righi" - Cesena - classe 3a Bb
(Motivazione allegata al disegno vincitore)
La mia storia inerente al dono del sangue non ha bisogno di più di un'immagine per essere raccontata. In quella mano, in quelle vene abbozzate c'è la storia di tutta l'umanità.
Il sangue c'è sempre stato e sempre ci sarà, fa la storia insieme a noi, il sangue è la storia.
Niente sangue, niente storia. Facile.
Si ama con il sangue, si ride con il sangue, si mangia con il sangue. È sempre con noi e noi sempre con lui.
Niente sangue, niente vita, niente storia. Facile.
Non si ha coraggio senza sangue,
non si ha fortuna senza sangue,
non si ha paura senza sangue.
Niente sangue, niente vita, niente storia, solo carne fredda e flaccida. Facile.
La mia storia inerente al dono del sangue non ha bisogno di più di un'immagine per essere raccontata. In quella mano, in quelle vene abbozzate c'è la storia di tutta l'umanità.