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Luca Casali servizio civile

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Servizio civile in Avis: intervista a Luca Casali


La prima domanda è la più banale ma è pure inevitabile. Perché hai scelto Avis per il tuo anno di Servizio Civile?
Per quel che è stata la mia personale esperienza la scelta di Avis piuttosto che di un’altra associazione è stata fatta seguendo prevalentemente due criteri. Innanzitutto per il prestigio del nome, ossia per il fatto che gode di un’ottima reputazione, all’interno del mondo del volontariato, poi perché ho cercato di operare all’interno di un ambito che si poteva accostare al mio percorso di Laurea, cioè Scienze della Formazione, non tanto inerente ad un discorso di tipo sanitario, quanto più umanistico, a contatto con il donatore, di natura socialmente utile.

Le aspettative che avevi prima di iniziare questa esperienza sono state confermate o disattese? Cosa hai trovato in più e cosa in meno? Cosa di meglio e cosa di peggio?
Sinceramente, andando a far parte della struttura regionale sapevo, e ne ero più che consapevole, che quel che mi attendeva erano delle attività del tutto diverse rispetto ad una sede provinciale o comunale, e posso sostenere che, ovviamente non si può pretendere tutto, il percorso fino ad ora svolto è congruo con quel che avevamo stabilito in sede di colloquio ed in linea con il progetto del 2009. Ci sarebbero degli aspetti che mi piacerebbe approfondire, come la formazione, la comunicazione: ma c’è ancora tempo e il personale di Avis si è dimostrato, ovviamente se ciò non pregiudica la loro l’attività lavorativa, disponibile a “formarmi” in tal senso. L’unica nota per così dire ”negativa”, dato che il mio in ingresso in Avis è coinciso col cambio di sede e tutto ciò che comporta, è appunto che agli inizi ero un po’ in balia del trambusto dovuto a questo cambiamento.

Si parla spesso di disimpegno giovanile a più livelli (politico, sociale, ecc.): sono accuse che vengono spesso mosse dai “grandi” che magari quel mondo giovanile conoscono con approssimazione. Da titolato a rispondere quale sei, qual è la tua visione del mondo giovanile, dei tuoi coetanei?
È un argomento molto delicato, di cui ci sarebbe molto da discutere e probabilmente non sono io la persona più adatta, ma comunque cerco di dare la mia opinione. Che i “giovani”, intendo chi ha raggiunto almeno la maggiore età, siano lontani dall’essere cittadini attivi (politicamente, socialmente, ecc…) è un dato di fatto, ma è anche giusto far presente che le nuove generazioni non si formano da sole, ma acquisiscono dei modelli, forniti dai cosiddetti “grandi” e pare non ci sia la minima intenzione di cambiare questo. Probabilmente ci sarebbe ancora tanto da dire, ma non è questa la sede migliore. Una sola certezza c’è: che i cosiddetti “giovani” prima o poi dovranno prendere in mano le redini della società.

Qual è il suggerimento che daresti ad Avis, la cosa che non ti piace e vorresti cambiare?
Probabilmente è un’impostazione che negli anni ha avuto un riscontro positivo,ma il fatto di non essere collaborativi con le altre Associazioni, di aver creato una rete, sicuramente la più grande in Italia, ma pur sempre limitata alla realtà di Avis è forse un limite. Ho la percezione, e premetto che non conosco benissimo (quasi per niente) lo statuto e che la mia esperienza fino ad ora è breve, che la nascita di un sempre più grande numero di associazioni di donatori può derivare da uno spirito di collaborazione poco sano e produttivo. In questo senso il fatto che in tutti questi anni non si sia riusciti a creare una rete nazionale unica per la donazione del sangue è forse un punto su cui discutere.

Se ti fosse data la possibilità di curare un progetto per Avis e sul dono del sangue, quale vorresti proporre?
A dire il vero stiamo già cercando di sviluppare, intendo io e le due ragazze del servizio civile Avis di Bologna, un progetto che cerchi di coinvolgere anche la realtà dei giovani universitari, un po’ a nostro avviso tagliata fuori. Introdurre un cineforum, e ovviamente utilizzare la sede Avis per le proiezioni, è la nostra proposta con un obiettivo direi molto chiaro: fare in modo che Avis diventi un centro (oltre che di raccolta) culturale, aperto a nuove idee. Crediamo possa essere uno strumento utile, sia per far conoscere la nuova sede a dei potenziali donatori e non, sia per rinnovarsi.

Da www.Avis.it

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