Associazione Volontari Italiani Sangue
Comunale di Cesena
 
 
 
 
 
 
 
   
 
 
  Chi siamo / La Storia  
 
 
     
 
 
 
  Sono trascorsi più di cinquantacinque anni da quando l'AVIS di Cesena mosse i primi passi nella prima domenica dell'ottobre 1957 quando il Prof. Erminio Righini, il Rag. Walter Casadei, il Dott. Ernesto Negri e il Sig. Guerrino Domeniconi, riunitisi in una saletta del Bar Centrale di Cesena in piazza Duomo, animati dall'intraprendenza della solidarietà civile, dalla consapevolezza della irrinunciabilità del dono del sangue e dalla volontà di cooperare ai fini della salvaguardia della salute pubblica, unirono le mani per formare il primo nucleo di donatori di sangue.
Nelle intenzioni dei promotori dell'incontro il numero dei partecipanti avrebbe dovuto essere più elevato: erano state infatti distribuite lettere-invito, che Don Pino Montalti, allora parroco di San Carlo, aveva ciclostilate, ma la risposta mancò. Tuttavia i quattro non si persero d'animo: fecero appello alle loro capacità di comunicativa e di dinamismo e si misero a lavorare sodo. La donazione del sangue come atto volontario e fraterno nei confronti di chi soffre era il motivo conduttore che reggeva la loro azione e che li avrebbe sorretti lungo le innumerevoli difficoltà che avrebbero incontrato.
Le suppellettili iniziali consistevano in una vecchia scrivania alloggiata nella sede della Croce Rossa Italiana in un sottoscala del vecchio Ospedale "Bufalini" mentre le attrezzature sanitarie erano inesistenti o quasi.
Ma lasciamo che sia uno degli storici fondatori della locale Sezione comunale, il prof. Erminio Righini, a raccontare di persona la nascita dell'AVIS di Cesena.
"Non voglio atteggiarmi a storiografo, ma sono convinto che se domandassi a molti dei nostri donatori, ed anche a qualcuno degli attuali dirigenti, come è nata l'AVIS di Cesena, sicuramente otterrei le risposte più disparate; o meglio, i più ricorderebbero un incontro, una cerimonia, che so, l'inaugurazione dell'autoemoteca, e prenderebbero come punto di riferimento qualcuno di questi episodi, di certo significativi, per affermare che l'AVIS è nata in una di queste occasioni.
Ma non è così, perché, anche se l'AVIS di Cesena dichiara oggi ufficialmente i suoi dieci anni (ricordiamo che questo articolo risale al 1968: n.d.r.), in realtà ha qualche mese di vita in più che, forse per una civetteria prettamente femminile, cerca di nascondere.
L'AVIS a Cesena è infatti sorta ufficiosamente la prima domenica del mese di ottobre 1957, allorquando chi scrive, chiamato da Pisa a ricoprire il posto, per quel tempo prestigioso, di primario anestesista del locale Ospedale (quel primariato di Cesena era il secondo istituito in tutta Italia!), constatò con sgomento che per quanto atteneva il servizio trasfusionale non esisteva assolutamente nulla. Più propriamente, qualcosa c'era: una suora che poco prima di un intervento chirurgico, per il quale si prevedeva la necessità di sangue, radunati i familiari dell'operando in una stanza adiacente alla sala operatoria, salassava seduta stante i superstiti, quelli cioé che nel frattempo non si erano o eclissati con il pretesto della "bassa pressione" o erano svenuti alla vista dell'ago. Per inciso, dirò che le cronache del tempo narrano di spiacevoli episodi per l'impiego di sangue così disinvoltamente raccolto.
Per questo, lo scrivente chiese e ottenne, in via eccezionale, di essere ascoltato sul problema del sangue durante una riunione del Consiglio di amministrazione dell'Ospedale, allora presieduto dal compianto Avv. Ghirotti, e composto dai consiglieri Maraldi, Brasey e Siroli. A questi feci presente l'urgente necessità di poter disporre di un organismo extra-ospedaliero che si occupasse del reperimento dei donatori ed elencai le poche attrezzature ereditate dal mio predecessore: un frigorifero per la conservazione del sangue (fermo per il lungo disuso), una cinquantina di flaconi vuoti da prelievo e una scatola di sieri scaduti, poiché i gruppi sanguigni venivano eseguiti dal laboratorio di analisi. Di contro, illustrai le attrezzature di cui un Centro Trasfusionale avrebbe dovuto disporre e delle quali già a Pisa avevo disposto. Parlai di sangue, parlai di plasma, ed evidentemente risultai fin troppo persuasivo, se accadde che il Consiglio, alla fine, con encomiabile slancio o con spirito di campanilistica emulazione, prese in seria considerazione l'opportunità di dotare il futuro Centro di un liofilizzatore per la preparazione del plasma, del costo di vari milioni, da ubicarsi, in mancanza d'altro posto, nella... biblioteca del nascente nuovo Ospedale!
Naturalmente, l'impianto per la liofilizzazione restò sempre lettera morta; in compenso arrivò uno sfigmomanometro, del costo di poche migliaia di lire, che faceva parte delle richieste più... modeste di quella sera.
Di lì a poco ci giunse l'autorizzazione formale per la costituzione dell'AVIS ed ottenemmo una piccola stanza prospiciente il laboratorio analisi del vecchio ospedale, che per 5 anni, fino a quando ci trasferimmo nella nuova sede, servì per molti usi: come sala di prelievo e di ristoro per i donatori, come laboratorio e luogo di conservazione del sangue, e infine come studio del sottoscritto. Indicemmo la prima riunione e ci ritrovammo... in quattro: il dott. Ernesto Negri, il Rag. Walter Casadei, il Sig. Guerrino Domeniconi e il sottoscritto. Ma non ci scoraggiammo. E così, nella prima domenica d'ottobre 1957 nacque l'AVIS anche a Cesena!!" 4.
Furono sufficienti pochi mesi, dopo quel primo incontro, per costituire una sezione comunale. Ufficialmente, infatti, la nostra sezione AVIS nacque il 7 ottobre 1958 "nel corso di una simpatica cerimonia svoltasi alla presenza delle massime autorità cittadine" (come scriveva "Il Resto del Carlino" di quel giorno).
Per l'occasione erano convenute le rappresentanze AVIS di Reggio Emilia, Ferrara e Budrio di Bologna con i rispettivi labari. L'8 febbraio del 1959 furono indette le prime elezioni per la nomina del Consiglio Direttivo. Furono eletti Consiglieri: Angelo Baldoni, Colombo Battistini, Arturo Bettini, Walter Casadei, Angelo D'Angelo, Ernesto Negri e Oddone Pezzi, che all'unanimità elessero primo Presidente Ernesto Negri e Vice-presidente Oddone Pezzi. Vogliamo ricordare tre validi tecnici del Centro Trasfusionale, anche loro pionieri e collaboratori del-l'AVIS di quel periodo: Ornella Faedi, che iniziò nel 1957, insieme con il dott. Erminio Righini, l'attività trasfusionale; un altro tecnico (che iniziò l'attività nel Centro Trasfu-sionale dopo ben 11 anni di attesa), Paola Onofri; infine Pietro Turci, che valse ad alleviare il lavoro delle due tecniche impegnate tutte le domeniche nella reperibilità o nelle uscite delle autoemoteche.
La nostra gente, superate le difficoltà iniziali, aveva cominciato a prendere coscienza della necessità e dell'urgenza di un problema tanto importante. Non erano moltissimi i donatori, ma venivano animati da quello spirito pionieristico che li avrebbe portati a vincere la battaglia che avevano ingaggiato. Le nostre origini, il cammino percorso in questi cinquant'anni e le realizzazioni compiute costituiscono gli elementi chiave per comprendere e apprezzare la forza che mosse allora quegli illuminati precursori."
 
 
 
 
     
 
 
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